vagabonda's Blog

Politics – Politica

Pubblicato da: Silvy su: marzo 20, 2010

Dizionario Italiano:

1polìtica    [po'litika]
s.f.

sf
arte di governare uno Stato; insieme dei fini cui tende uno Stato e dei mezzi impiegati per raggiungerli

sf
il snodo di governare

sf
tutto ciò che riguarda la vita pubblica

sf
[in senso figurato] abile e astuto comportamento per raggiungere un determinato fine

Dizionario Inglese:

pol·i·tics

 /ˈpɒl ɪ tɪks/ Show Spelled[pol-i-tiks] Show IPA

–noun(used with a singular or plural verb )

1.

the science or art of political government.

2.

the practice or profession of conducting political affairs.

3.

political affairs: The advocated reforms have become embroiled in politics.

4.

political methods or maneuvers: We could not approve of his politics in winning passage of the bill.

5.

political principles or opinions: We avoided discussion of religion and politics. His politics are his own affair.

6.

use of intrigue or strategy in obtaining any position of power or control, as in business, university, etc.

7.

(initial capital letter, italics ) a treatise (4th century b.c.) by Aristotle, dealing with the structure, organization, and administration of the state, esp. the city-state as known in ancient Greece.

—Idiom

8.

play politics,

a.

to engage in political intrigue, take advantage of a political situation or issue, resort to partisan politics, etc.; exploit a political system or political relationships.

b.

to deal with people in an opportunistic, manipulative, or devious way, as for job advancement.

Dopo settimane di silenzio  ho deciso di riemergere parlando di politica. Analizzo la parola. La voglio analizzare, per capire perche’ si stia toccando il fondo in Italia.

Mi spiego meglio. Vivo a Sydney e tutte le mattina prima di andare a lavorare, mentre faccio colazione, “sfoglio” i vari giornali sul web, il corriere, il giornale, la gazzetta. Vi dico subito non sono di sinistra. Ma la mia analisi va oltre la presa di parte di un partito piuttosto che di un altro.

Cerco la parola “politica” sul dizionare italiano e inglese e la prima definizione e’ di questa come un’arte, una scienza, l’arte di governare uno stato. Non so, la parola arte evoca sentimento, emozioni. Non che la politica sia priva di emozioni, anzi. Sono perplessa. Leggo le altre definizioni, il dizionario italiano parla di abile e astuto comportamento per raggiungere un determinato fine.

Il dizionario inglese parla di intrighi politici, approfittare di una situazione politica ; comportarsi in modo opportunistico con le persone per avanzare di carriera per esempio.

Qualcuno mi spieghi come si sia passati dalla definzione politica come di un arte alla secondo definizione molto meno artistica.

Sono delusa neanche il dizionario mi da risposte.

Amo ed ho sempre amato la politica, amo i programmi televisivi dove si parla di politica. E  non so come sia arrivata qui, a non guardare piu’ i vari siti internet dei giornali, stufa di giochi e giochetti. Forse siamo veramente alla frutta. Ma non si puo’ ricominciare tutto, mandarli tutti a casa e non so mettere, li’ in Parlamento gente nuova giovane, con idee giovani! Direi io, richiamate tutti gli italiani scappati all’estero e metteteli in Parlamento: noi si’ che sappiamo come le cose dovrebbero essere cambiate!

Ma le cose non cambierebbero signori e signore. Il problema e’ che la politica e’ corrotta cosi’ come lo e’ la vita di tutti i giorni. Crediamo di essere migliori? Non lo siamo, almeno non tutti. La politica poi non e’ solo in Parlamento, e’ al lavoro, a scuola. Si fa politica ovunque. E dove c’e’ la politica ci sono decisioni prese non per il bene dei lavoratori o degli studenti, ma di chi vuole essere al potere o di chi vuole salire al potere.

Prendiamo la meritocrazia nel settore lavoro. La mia esperienza e’ nel settore che ha generato la crisi finanziaria ebbene si’! Ho lavorato a Londra ed ora in Australia. Devo dire che a Londra, il concetto di meritrocrazia e’ sicuramente presente. C’e’ sicurmente una mentalita’ molto capitalista, che vi assicuro fa del bene soprattutto alle persone che producono. I fannulloni: a casa! Sprechi zero. Se ti paghiamo devi produrre, se non produci ti avvisiamo prima verbalmente, poi per iscritto e poi good bye. Senza sindacati che rompono le palle! E voi direte, ma dov’e’ la protezione per il lavoratore? Non c’e’, pero’ c’e’ flessibilita’ e meritocrazia. Volete essere protetti? Allora tenetevi i fannulloni. E non lamentatevi.

Australia, different story. Molto ma molto simile all’Italia. Dove lavoro io, grande banca d’investimento, la politica e’ ovunque. Meritocrazia poca, contano i sorrisini il dire sempre e comunque di si’ anche se non sei d’accordo. Se sei come me, ti mettono da parte. E quindi sto portando avanti una lotta personale. Ok, ok, forse non e’ del tutto come in Italia. C’e’ gente che riconosce il mio valore e il mio lavoro. E credo che alla fine riusciro’ nel mio intento di dimostrare quanto valgo. Credo inoltre che in questa crisi che ancora non ci lascia, se non vali non sopravvivi. Le banche vogliono tagliare, non vogliono costi superflui.

Speriamo. Questa comunque e’ la mia battaglia personale.

La politica in Italia pero’ quella in cui ho creduto, mi sta deludendo profondamente. Indipendente dalla mia parte politica. E non so se in quella battaglia del portare avanti un Italia in ginocchio, qualcuno vincera’. Gli italiani sono stufi. Non sappiamo piu’ quali pesci pigliare.  I giovani se ne vanno, fanno esperienze all’estero e pur con  dispiacere, ma lasciano quest’Italia che non li vuole piu’. Abbiamo troppa esperienza, siamo troppo bravi, svegli, sappiamo fare il nostro lavoro e piu’, abbiamo spirito di iniziativa, non ci spaventano i cambiamenti o le difficolta’.

 In Italia, ci vogliono ignoranti (almeno nel mondo lavorativo), poco costosi e senza ambizioni.

E di questa Italia che ne sara’? Cosa rimarra’ di questo pre- elezioni travolte da mille fatti, scandali e i soliti titoli sui giornali. I soliti! Apri un qualsiasi giornale di 10 anni fa ed uno di oggi ed e’ pieno di polemiche.

Una cosa dovremmo impararla da i nostri amici anglosassoni in fatto di politica. Poche parole, piu’ fatti. Stipendi inferiori. Non dico che la corruzione non ci sia in Inghilterra o qui in Australia. Pero’ c’e’ sicuramente gente piu’ seria al governo, che forse ha a  cuore la politica come un arte del governare.

David Babaii for Wildaid

Pubblicato da: Silvy su: febbraio 23, 2010

David Babaii for Wildaid e’ una linea per capelli del tutto naturale. Ho notato questa line in farmacia qui a Sydney non tanto tempo fa e mi ha subito attratta.

Le confezioni sono semplici, ci sono solo due tipi di shampoo e balsamo e alcuni prodotti per il capello.

Avendo il capello fine sono sempre alla ricerca di uno shampoo che volumizzi e nutra. Il sole e il vento e l’aria del mare qui in Australia non danno veramente tregua ai capelli!Per non parlare poi del fatto che andando in palestra quasi tutti i giorni mi ritrovo a lavare i capelli quasi tutti i giorno. Il che, dicono gli esperti, non e’ l’ideale perche’ si lavano via gli oli naturali. Not good!

La soluzione e’ appunto uno shampoo naturale. E allora eccomi a testare questa linea di prodotti!

Gli ingredienti sono esotici,si va dal burro di Capuacu dall’Amazzonia super idratante a ceneri vulcaniche dalle isole del Sud Pacifico, Vanuatu, alghe blue e zenzero bianco polinesiano.

I prodotti sono senza solfati, parabeni, tensioattivi di origine petrolchimica e prodotti di origine animale. Inoltre parte dei ricavi derivati dalla vendita di questi prodotti , il 10% per essere esatti, vanno a Wildaid, un’organizzazione che si occupa di salvare animali in via d’estinzione.

Veniamo ora ai prodotti. Dicevo appunto che la linea e’ abbastanza limitata. C’e’ uno shampoo e balsamo idratante e uno shampoo e balsamo volumizzante. Tutti gli altri prodotti sono per lo styling , circa 8 prodotti che vanno da uno spray che aiuta a crere l’effetto beach hair, ad spray e mousse volumizzanti e paste e gel vari.

Il sito e’ fantastico, c’e’ una pagina che parla di styling e David Babaii da’ consigli su come trattare i vari tipi capelli con i suoi prodotti. E viste anche le recensioni di vari prodotti sembra proprio che questa linea sia veramente innovativa e “good for your hair” ossia dolce sui capelli.

Veniamo alla mia esperienza. Ho acquistato lo shampoo volumizzante. I miei capelli hanno acquistato sicurmente volume (grazie dice la confezione alle ceneri vulcaniche!) e la brillantezza e morbidezza, per non parlare del profumo, sono sicuramente notevoli. Non posso che raccomandare questo prodotto! E’ favoloso.

Altro prodotto che ho provato e’ lo spray volumizzante o Volcanic Ash Root Amplifier. Anche questo prodotto ha un profume molto buono, per cui i capelli profumano per tutto il giorno! Aiuta sicuramente a volumizzare e contiente oltre alle ceneri vulcaniche famose ormai :) , olio di Jojoba e Pantenolo. Altri ingredienti naturali sono l’alga blu, il mango e kiwi che proteggono il capello.

Sicuramente il prodotto volumizza, sembra che alzi i capelli dalla cute, quindi se volete avere big hair, questo e’ il prodotto che fa per voi! Secondo le istruzioni puo’ essere usato sia sui capelli bagnati che asciutto subito dopo lo styling. Personalmente lo uso dopo la messa in piega. L’unico difetto del prodotto, ma credo dipenda dal fatto che i miei capelli sono fini, e’ che e’ abbastanza forte e copre i capelli come una lacca. Pero’ se vi piace l’effetto lacca allora non ci sono problemi. Comunque questo e’ un prodotto naturale e non secca i capelli come una lacca, si spazzola via molto facilmente.

Spero questa mia review sia stata d’aiuto. Se avete domande o commenti, scrivetemi pure! Per ulteriori informazioni il sito e’ il seguente:

http://www.db4wildaid.com.au/default.asp

Trilogy

Pubblicato da: Silvy su: febbraio 23, 2010

Parecchi anni fa ormai, quando vivevo a Londra, un giorno, mi recai in una farmacia. Notai un prodotto di bellezza che non avevo mai visto prima. C’e’ da dire che amo i prodotti di bellezza, sciampi, cremine e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. E, spinta anche dal fatto che il prodotto era fatto in Nuova Zelanda, luogo simbolo della bellezze naturali, l’ho provato.

L’olio in questione si chiama “Rosehip Oil”, e’ cioe’ l’olio che proviene dal frutto della rosa canina. Le promesse sulla confezione di quest’olio sono tante e confermate ed essendo un prodotto naturale nutrisce la pelle senza introdurre schifezze varie che purtroppo sono presenti in tantissimi prodotti di cui facciamo uso.

E quindi mi sono innamorata subito di questo prodotto, che badate bene deve essere “Certified Organic” cioe’ deve essere certificato organico, per garantirne la purezza e l’efficacia. La marca Trilogy vende solo Certified Organic Rosehip Oil quindi potete andare sul sicuro se acquistate dal sito. Purtroppo noto che in Italia non ci sono rivenditori autorizzati di questo prodotto il che e’ un peccato perche’ e’ veramente fantastico.

Come da confezione il rosehip oil aiuta a ridare elasticita’ alla pelle e la rinnova ed e’ quindi benefico nei casi di :

 

  • Rughe d’espressione o rughette
  • Cicatrici
  • Invecchiamento cutaneo
  • Vari altri danni alla pelle, quali ad esemprio scottature solari o macchie della pelle.

Lo so, direte voi, ci sono gia’ migliaia di prodotti in commercio che fanno queste promesse ma poi.

Bhe’ diciamo che innanzitutto questo e’ un prodotto del tutto naturale. Fa insomma bene alla pelle e contiene Omega 3, 6 e 9 che sono grassi acidi essenziali per la pelle e per il mantenimento dell’integrita’ delle membrane cellulari. In particolare ecco gli ingredienti :

  • Vitamina A – contiene acido retinoico che puo’ essere d’aiuto alla pelle grassa, alla pelle disidratata dall’esposizione ai raggi solare, alle rughe e macchie della pelle.
  • Acido Linoleico –E’ importantissimo per per la struttura delle membrane della pelle e aiuta a mantenere la barriera naturale delle cellule contro i fattori ambientali. E’ un Omega 6.
  • Acido Linolenico – e’ un acido grasso essenziale, l’Omega 3, aiuta a idratare la pelle e renderla piu’ morbida.
  • Acido Oleico – aiuta a dare elasticita’ alla pelle e ad idratarla e a migliorare le condizioni della pelle in generale. E’ un omega 9 (anche presente nell’olio d’oliva)
  • Licopene – e’ un antiossidante, protegge la pelle dai radicali liberi e riduce il rischio di un precoce invecchiamento cutaneo
  • Beta –carotene –contiene pro vitamina A ed e’ un antiossidante che aiuta la pelle danneggiata dai raggi solari. Puo’ anche prevenire i segni dell’invecchiamento cutaneo
  • Vitamina C – e’ un antiossidante che protegge contro i radicali liberi e ha un ruolo importante nella produzione di collagene.

Quest’olio e’ molto ricco di grassi acidi essenziali.; infatti e’ per l’80 % formato da grassi acidi appunto. Questi sono essenziali per avere una pelle idratata e per mantenere la pelle elastica. Puo’ essere usato per migliorare, cicatrici dovute all’acne, macchie della pelle, smagliature, rughe, pelle secca. E’ fantastico e lo puo’ usare chiunque, va bene sia per chi ha la pelle grassa che per chi ha la pelle secca. Va semplicemente applicato un paio di volte al giorno (mattino e sera) e servono solo poche gocce, 2 o 3 gocce.

Lo so sono tutte belle parole pero’ si fa fatica a crederci. Nel 2007 pero’ Trilogy ha commissionato uno studio clinico di 8 settimane per misurare gli effetti di quest’olio sulla comparsa di rughe, sull’idratazione della pelle e sullacondizione della pelle in generale. Questi test furono condotti da Dermatest Pty Ltd, che e’ un laboratorio riconosciuto a livello internazionale.

Dopo 4 settimane gli effetti di quest’olio erano gia’ visibili. La pelle era piu’ liscia dopo sole 4 settimane. Dopo 8 settimane la pelle era piu’ idratata del 44 %, le rughe meno visibile per il 23% e la pelle piu’ liscia per il 21%.

Per finire vi do’ il dito di Trilogy: http://www.trilogyproducts.com.

Personalmente ho provato l’olio di Rosa canina e la crema corpo, un altro prodotto assolutamente fantastico, molto idratante. Potete comprare tramite il sito e per ogni domanda lasciate pure un commento. Purtroppo e’ tutto in english sul sito quindi e’ un po’ difficile per noi italiani riuscire a navigare.

GF, la lingua italiana, i giornali e l’inglese

Pubblicato da: Silvy su: febbraio 23, 2010

Mi sono presa un paio di settimane di vacanza e quindi dato il fuso orario a mio favore, sono riuscita a guardare un po’ di televisione italiana. Ho scelto il grande fratello, piu’ che altro perche’ volendo vedere “Mai dire grande fratello” volevo capirci un po’ di piu’ del programma e dei vari personaggi. Premesso che non ho mai visto una edizione del grande fratello in Italia. Il mio primo grande fratello e’ stato in Inghilterra, quando appunto ero a Londra. Ero incollata al televisore. Dopo un po’ di edizioni ci si stufa e non so nemmeno se lo stiano ancora trasmettendo in Inghilterra appunto.

Nonostante l’idea sia stata geniale, bisogna ammettere che piu’ le edizioni passano e piu’ la spontaneita’ degli abitanti della casa se ne va, e ci si ritrova con un gruppo di persone che vuole solo una cosa: il successo. Questo nonostante abbiano capacita’ del semplice parlare la lingua italiana abbastanza sconcertanti.

Alberto: non riesce ad esprimere una frase di senso compiuto. Carmen: sembra non sappia molte parole di uso comune o le confonda con altre parole che hanno lo stesso suono ma si scrivono diversamente. Che tristezza ragazzi!

Sara’ perche’ io amo la lingua italiana. E’ difficile si sa. E purtroppo l’ho persa un po’ vivendo in paesi anglosassoni, perche’ quando non si usa insomma, ci si dimentica di certe parole, di certe espressioni. Un peccato veramente, perche’ sono sempre stata brava a scuola, a scrivere e a parlare. Invece ora alle volte faccio fatica.

E vedere questa gente che ha gli strumenti per parlare bene, bhe’ un po’ mi fa rabbia. Fa rabbia anche la presunzione di queste persone, di poter essere all’altezza di un lavoro magari nel mondo dello spettacolo, quando non sanno esprimersi. Bhe’ direte voi, se vuoi finire a fare un calendario, non ti serve parlare. Giusto.

Bisogna pero’ guardare alla radice di questa ignoranza dilagante. E’ la scuola che non insegna? O la tecnologia che ci sta facendo perdere l’italiano.

E’ un problema universale a dire il vero. Anche nei paesi anglosassoni si parla del fatto che molte persone anche laureato, non sappiano fare lo spelling delle parole; basti dire che quando cominciai a lavorare nel settore bancario a Londra, chiedevano a me come fare lo spelling, perche’ dicevano, gli studenti stranieri sanno fare lo spelling meglio degli inglesi stessi.

Gli SMS ora si scrivono a codici. Se devo scrivere:”Ci vediamo dopo” in inglese, molti scrivono:” C U L8r”. Quindi e’ normale forse che dopo un po’ che si dimentichi come si scrive veramente!

In Italia, d’altra parte si assiste a quella che e’ un po’ un’inglesizzazione della lingua italiana. Che personalemente odio. Si’ ci sono parole che non si possono tradurre. Parole che non sono nel nostro vocabolario. E sono d’accordo che l’inglese e’ semplice, e’ piu’ diretto, con una parola alle volte dici tutto. Ma questo, secondo me porta inevitabilmente alla pardita di quella che e’ la lingua italiana.

Leggo su www.Corriere.it di oggi : “

Stalking, a un anno dalla legge
le richieste d’aiuto sono cresciute del 25%

Il verbo ”To stalk” significa inseguire. Ora qualcuno mi spiega perche’ non possiamo semplicemente cambiare il titolo e incorporare una parola italiana? Fa tanto schifo la lingua italiana? Questi usi assolutamente inutili dell’inglese mi fanno rabbia. Anche perche’ se la realta’ del grande fratello rispecchia la realta’ italiana a livello linguistico, significa che non sappiamo parlare ne’ italiano ne’ inglese.

Povera Italia!

Sanremo nel 2010

Pubblicato da: Silvy su: febbraio 21, 2010

Sanremo nel 2010? Esattamente uguale al Sanremo del 2000 o del 1980.

Vivendo all’estero mi sono persa parecchie delle ultime edizioni di Sanremo. Un po’ mi manca devo dire. Quando ero in Italia lo seguivo religiosamente.

Mi piaceva comprare il tv sorrisi e canzone, dove c’erano tutti i testi delle canzoni, seguire il festival serata dopo serata, dare un voto a cantanti, giovani e star. E poi il giorno dopo se ne discuteva a scuola, con amici. Si parlava di qual’era la canzone piu’ bella, quale quella piu’ ridicola, e via cosi.

Credo di essere arrivata al punto addirittura di aver registrato con il videoregistratore una certa edizione del festival di Sanremo.

Quindi diciamo che sono sempre stata una fan. A 10 anni di distanza dall’ultimo Sanremo che ho visto pero’, devo fare certe considerazioni. Nulla e’ cambiato. Cioe’ e’ sempre il solito festival molto forse troppo tradizionale, ci sono sempre le solite canzone melodiche che ci dimenticheremo dopo due mesi dal festival e ci sono sempre i soliti vincitori sospetti.

Che dire del tradizionalismo legato al festival, bhe’ e’ il festival della canzone italiana, della quale sono innamorata. Ma al tempo stesso bisogna riflettere sul fatto che la canzone italiana non e’ solo il festival di Sanremo, e’ molto di piu’. E allora, se quella musica che vogliamo rappresentare al festival di Sanremo e’ solo ed unicamente quella melodica, bhe’ allora ditelo, cambiategli il nome. Mettete bene in chiaro il fatto che non si vuole dare spazio ad alcun altro tipo di musica a questo festival.

Il che e’ un peccato. Amo la musica, in tutte le sue forme, in tutti i suoi generi. Purtroppo il festival di Sanremo e’ molto chiuso rispetto a quello che la musica italiana effettivamente e’.

Forse per mascherare questo aspetto tradizionale, pero’, quest’anno hanno deciso di invitare Dita Von Teese, personaggio alquanto inquietante per la sola ragione di essere stata sposata a Marilyn Manson. Le regina del burlesque, si spoglia davanti ad ul pubblico di Sanremo. Uno spogliarello che a dire il vero non e’ volgare. Pero’ non si capisce il senso di un ospite del genere al festival di Sanremo. Non ha nulla a che vedere con la musica. Senza contare che Dita Von Teese non fa altro che cercare di emulare Bettie Page quindi dell’originale o dell’artistico io ci vedo ben poco.

Potrei dire lo stesso comunque dei vari ospiti, come Jennifer Lopez, che si esibiscono davanti ad un publico ben poco coinvolto, fatto soprattutto di persone che non credo sappiano nemmeno chi sia la Lopez. Vedere la sua esibizione davanti ad un pubblico cosi’, mi fa soffrire. Cioe’ di viene voglia di salatare e ballare subito, appena lei comincia a cantare. E invece niente. E’ il festival di Sanremo.

Non ho ancora letto approfonditamente le critiche e proteste riguardo ai primi 3 ma ho ascoltato la canzone del trio Pupo-Emanuele Filiperto-Luca Canonici. Definirla canzone e’ un po’ troppo. E’ anche un po’ troppo definire Emanuele Filiberto un cantante. E ci metterei anche Pupo, dato che non sono una fan!

Le proteste si sono gia’ viste in passato. Sembra quasi un altro ingrediente del festival. Deve esserci polemica. Che il festival sia un pochino truccato non credo ci siano dubbi, il che e’ un peccato. E la musica va in secondo piano. Che peccato!

Anche dal punto di vista musicale, l’Italia non riesce proprio ad andare avanti.

p.s. quando ho scritto l’articolo sopra, non avevo ancora ascoltato le canzoni degli esclusi. Devo dire che ci sono parecchie  canzoni belle. Putroppo la bella musica, non trionfa e il festival si chiude con una pagliacciata assoluta, con un’orchestra che butta gli spartiti all’aria, col sorriso in faccia (!) e con dei vincitori che vincitori non sono. Che magari si sia fatto il possibile per far “vincere” la DeFilippi non ci voglio pensare, nonostante i dubbi ci siano.

Moda

Pubblicato da: Silvy su: febbraio 14, 2010

moda
[mò-da]
s.f.

1 Complesso di atteggiamenti, consuetudini, modelli di comportamento che si affermano a livello collettivo come attuali e adeguati al gusto del momento, in relazione a un determinato periodo storico e a una determinata area geografica e culturale: tu mostri di non conoscere la potenza della m. Leopardi
estens. Maniera, modo di comportarsi e di vivere, diffuso ma generalm. effimero: una m. letteraria; la m. delle vacanze ai Caraibi, dei ristoranti cinesi, dei telefoni portatili
All’ultima moda, che segue i più recenti indirizzi della moda: pettinatura all’ultima m.
Di moda, alla moda, che è attuale, che si conforma ai gusti correnti.

Fashion, ovvero moda. Purtroppo o per fortuna, essendo di vicino Milano, la moda e’ sempre stata parte della mia vita. Non che abbia mai amato spendere tantissimi soldi per un capo firmato. Ma spendere soldi per il bello,per la qualita’ bhe’… quello si. E assistere ai continui cambiamenti, alle novita’ che la moda porta mi ha sempre affascinato.

Australia significa zero moda. E io che pensavo che Londra e gli inglesi fossero messi male a livello di qualita’ dei vestiti o che avessero dei gusti orribili. Non mi sarei mai immaginata che ci fosse di peggio! Al di la’ comunque di quelli che possono essere i gusti, ci sono dei fashion crimes (crimini di moda) che non riesco proprio a mandare giu’. Uno dei quali e’ l’infradito indossato con i calzini. Ogni volta che lo vedo e vi giuro che qui si vede parecchio, soprattutto in inverno, mi vengono i brividi. Non so se e’ paura o forse l’ istinto di placcare la persona e una volta a terra strappargli quei calzini orrendi!

Comunque tornando ad una riflessione piu’ seria sulla moda, ho scoperto come si effettivamente un comportamento collettivo che in qualche modo ci fa sentire uniti. Italiani. All’eccesso purtroppo diventa un po’ un’ossessione pero’ per gli amanti del buon gusto e’ solo piacere, piacere del bello. E’ bello camminare per le strade del centro a Milano e vedere bella gente, gente che si cura, vistiti all’ultima moda. E’ troppo Milano, mi piace.

Qui, il Made in Cina e’ ovunque, e la qualita’ una delle peggiori. E anche alcuni dei negozi che hanno uno status un po’ piu’ alto e quindi non sono i negozietti che vengono schifezze (in teoria) hanno dei prezzi che non rispecchiano minimamente la qualita’ dei vestiti.

Le scarpe non parliamone. Stesso discorso. Che le paghi poco o tanto non importa, la qualita’ e’ pessima. E sono tutte fatte con lo stampino. Ho visto esattamente lo stesso tipo di scarpa venduto a 15 e 70 dollari in due negozi diversi. Cosi’ come ho comprato d’affare un paio di scarpe che costava 100 dollari, a soli 20 dollari xke’ il negozio stava chiudendo e mi si sono sfasciate nell’arco di 2 mesi!

Incredibile.

D’altra parte in Inghilterra cosi’ come anche qui, la gente pensa di essere alla moda. Si piacciono alle volte, lo vedi da come camminano. Comprano scarpe firmate, borsettine firmate, si sentono strafighi. Peccato che hanno dei gusti!! E credono che se compri Gucci, D&G o Versace, bhe’ allora sei alla moda. E io che predico da buona italiana: il gusto, la classe non si compra purtroppo!

Notizia della settimana in Australia

Pubblicato da: Silvy su: febbraio 5, 2010

Non potrei che non scegliere la storia di Dave questa settimana, un impiegato in una banca di investimento australia, la Macquarie Bank.

“Dave the Banker” ha la sfortuna di essere seduto di spalle, alle sua scrivania mentre un suo collega era in collegamento “live” ossia in diretta con il telegiornale di una televisione nazionale, Seven. Il suo collega stava dando notizie riguardo ai tassi d’interesse e alla decisione della banca centrale sui tassi d’interesse.

“E cosa ha fatto Dave?” chiederete voi. Dave e’ seduto davanti al suo pc, immerso nel suo mondo, ignora (consapevolmente direi io) il fatto di essere in tv e apre l’allegato di un email.

E l’allegato e’ la foto di una modella australiana, Miranda Kerr, senza veli.

Dave apre il primo allegato, e poi che fa, direte voi, magari accortosi del “genere” di foto, chiude l’email e continua a lavorare? Ma noooo!! Apre allegato numeo 2 e 3.

Grande Dave!! Grande pirla!

Il fatto ha scatenato un dibattito internazionale, con gruppi formatosi in Inghilterra (a mio parere gruppi che possono solo essere composti da Australiani,) per salvare Dave, per far si che la Macquarie non lo licenziasse.

Il tutto gira attorno ad un concetto che secondo me e’ sbagliato in partenza.

Da un lato le persone pro-licenziamento si scandalizzano per le foto in se’. Si scandalizzano che un uomo possa guardare foto di un certo tipo e per tradurre un commento che leggo su il sito internet di un giornale australiano si chiedono:”what next?, “E adesso, cosa succedera?”la Macquarie mettera’ foto di genitali femminili nella loro pubblicita’? Come possono condonare una cosa simile? E’ disgustoso e quest’uomo ne e’ l’esempio!”

Questi commenti perbenisti sono a mio avviso un po’ esagerati. Descrivono comunque il modo di pensare di molti australiani, non molto coerente. Da un lato pudici, che si scandalizzano per qualsiasi cosa; dall’altro pero’, quando esprimono certi pensieri, hanno la finezza di un camionista.

Passiamo ora al gruppo di persone che si e’ battuto per salvare Dave. Anche qui le motivazioni sono discutibili. Leggo alcuni commenti riguardo al fatto che oggi il pensiero del politically correct e’ eccessivo, che alla fine Dave non stava guardando immagini porno erano solo immagini della Kerr senza veli, una cosa innocente. Gente che dice:” non e’ colpa sua, ha apperto un’allegato, non poteva sapere”…si ma ne apre uno e poi due… sveglia ciccio sei in tv!

In tutto questo dibattito insomma non leggo niente rigurardo al fatto che il povero Dave non e’ stato per niente professionale. Oltre che ad essere estremamente rincoglionito.

Ogni persona con un minimo di cervello, che capisce che e’ ripreso dalle telecamere, non farebbe mai una cosa del genere.

Io non l’avrei licenziato per le foto ma per il fatto di essere cosi’ stupido!! E questa persona qui da’ consigli riguardo a come investire i tuoi e i miei soldi!!

Non lo vuoi licenziare? Va bene, ma almeno un warning, fargli la ramanzina ufficiale del tipo se sgarri ancora sono cavoli amari… Macquarie ne e’ uscita proprio male da questa storia. E’ una delle banche piu’ arroganti in Australia, si dice qui. Pero’ forse la piu’ stupida, grazie a Dave.

Musica

Pubblicato da: Silvy su: gennaio 30, 2010

musica
[mù-
ʃi-ca]
s.f. (pl. -che)

1 Arte di combinare tra loro e strutturare i suoni in un insieme armonico e unitario

Musica. Music in inglese.

Per me sia in inglese che in italiano la musica e’ una delle piu’ alte forme d’arte. La amo.

Mi piace ascoltarla,cantarla, ballarla.

Le sensazioni che provo quando la ascolto, sono indescrivibili. Ed e’ proprio per questo che porto rispetto a questa forma d’arte.

Non andrei mai ad un concerto, ad esempio, con il pensiero di ubriacarmi il piu’ possible cosi’ da non capir niente e magari finire con la testa sul wc per vomito dovuto ad intossicazione da alchol.

Gia’ quando ero giovane e in Italia, la parola “concerto” significava mille cose: una giornata stupenda, trascorsa con amici, in cui finisci a conoscere tanta altra gente. Canti, gridi le cazoni che hai ascoltato e riascoltato mille volte prima di andare a quel concerto. Ti sei scritto giu’ tutte le parole cosi’ da imparare tutti i testi a memoria. Fantastico.

E poi code interminabili ed ore di attesa per essere li’ davanti! Spingere, correre, sudare ed essere schiacciati per ore ed ore!


In Inghilterra invece ho scoperto che un concerto non e’ necessariamente come lo intendiamo noi.

La prima volta che andai ad un concerto, mi organizzai con il mio ragazzo nei minimi dettagli.

Lo mandai a fare la coda mentre io purtroppo costretta a lavorare fino ad una certa ora arrivai un oretta piu’ tardi. Ed arrivata al luogo del concerto, scopro che siamo praticamente quasi i primi della fila.

Questo era un concerto di Kanye West, voglio dire, non uno sconosciuto.

Aprono le porte e il mio istinto mi dice di correre. Corro. Nessun’altro corre pero’…

Che bello, penso io, non devo neanche sgomitare per essere qui davanti!! Un sogno direi che in Italia non esiste!

Il tutto si svolge abbastanza civilmente, la gente beve ovviamente mentre aspettano l’inizio del concerto, cosa che io trovo irritante per vari motivi:

  1. Gente ubriaca
  2. Gente che deve andare al bagno ogni 2 minuti, cosa ovviamente dovuta alle quantita’ di birra ingerite


 

 

Comunque sia quando il concerto inizia, lo spettacolo e’ favoloso, sono li’ davanti, e mi diverto anche se manca qualcosa….

E si manca quella sensazione di appartenenza ad un gruppo di fans che si ha in italia quando si va ad un concert… che triste! Nessuno si parla… eppure siamo praticamente attaccati con la colla, o meglio col sudore, li’ davanti.

L’aspetto positivo pero’ dei concerti a Londra e la varieta’ di “venue” (luoghi dove fanno i concerti) e la qualita’ sopratutto. Si va dalle Arene a questi teatrini non tanto grandi ma fantastici perche’ creano un atmosfera un po’ meno da megaconcerto e ti senti piu’ “vicino” all’artista.

Ed ora veniamo all’Australia. Come descrivere un concerto qui? Difficile. La gente qui non va ad un concerto per ascoltare la musica, ma per ubriacarsi. E quando dico ubriacarsi non intendo che sei brillo e ridi un po’ piu’ del dovuto. Intendo ubriacarsi, nel senso, che non riesci a stare in piedi. Proprio ieri sono andata ad un festival reggae che e’ durato mezza giornata. Bellissima la musica. Mi guardo intorno pero’ e cosa vedo? Ubriachi. Ora qualcuno mi deve spiegare come si fa ad andare a vedere Lauryn Hill ed essere talmente ubriachi che le fai il gesto col dito medio.

O cosi’ ubriachi che Sean Kingston sta cantando e tu strafatto di alcol balli, dando le spalle al palco e non ti reggi in piedi tanto che ad un certo punto, mentre balli con la coordinazione di un pinguino, mi infilzi il tacco nel piede.

Si signori e signore. Ed oggi ho un bernoccolo sul piede destro. Il concerto in se: favoloso. Gli effetti collaterali dovuti all’alcol bevuto da altri un po’ meno …ma va bhe.

Quello che mi fa male da italian amante dell’arte in ogni sua forma, e’ la completa mancanza di rispetto per l’artista in se’. E come andare in un musei ubriachi.

Se io dovessi cantare davanti ad un branco di ubriachi bhe’ non so se ce la farei. Spero solo che Lauryn Hill non si sia accorta di nulla! Io comunque c’ero. I was there!! And completely sober!!. Completamente SOBRIA!


Italiano/a

Pubblicato da: Silvy su: gennaio 30, 2010

italiano
[i-ta-lià-no]

A agg.    

Dell’Italia: popolo i.; territorio i.; prodotti italiani
ell. All’italiana, secondo l’uso italiano

B s.m. (f. -na nel sign. 1; solo m. sing. nei sign. 2 e 3)

1 Abitante, nativo dell’Italia

Italiana. Io mi sento e sono Italiana. Pero’ devo dire che l’amore per i paesi di lingua anglosassone e l’amore per l’inglese mi ha spinta ad una vita lontana dalla mia terra.

Pero’ l’Italia la amo, non ce n’e': i profumi, i sapori, la passione.

Quando sei lontana da casa poi per cosi’ tanto tempo, tutto assume un valore diverso.

Le litigate condominiali ad esempio, tipicamente italiane. Che se ne potrebbe fare a meno, pero’ fa parte un po’ della nostra cultura. Litighiamo sempre. Ci incazziamo per ogni minima cosa. Pero’ d’altra parte quando siamo felici o vogliamo festeggiare, non ci ferma nessuno. Il calore tipico nostro.

Queste cose mi mancano, le emozioni.

Essere italiano vuole dire essere sulle montagne russe emozionalmente. Pero’ meglio averle le emozioni, provarle, che vivere costantemente su un trenino per bambini.

E questa e’ la prima grande differenza tra noi e gli inglesi.

Noi cosi’ passionali, che anche nel nostro linguaggio, nei nostril toni trasmettiamo qualcosa.

Loro, gli anglosassoni: piatti. A meno che si beve pero’ …

La cosa interessante e’ che pero’ effettivamente questo anglosassoni non sono tutti uguali.

E qui il discorso comincia a farsi davvero interessante.

Il dizionario

Pubblicato da: Silvy su: gennaio 30, 2010

Dizionario: opera in cui sono tradotti, perlopiu’ in ordine alfabetico, i vocaboli e le locuzioni di una lingua, spiegati nella stessa lingua o tradotti in una lingua diversa.

Quale poteva essere la prima parola del mio dizionario-blog? Ma proprio quella parola li’, si’: DIZIONARIO. Perche’ prima di cominciare devo spiegare che questo non e’ un dizionario tradizionale. Non e’ appunto quel libro col quale siamo cresciuti, non il dizionario Garzanti, non quello d’inglese, non quello dei sinonimi e dei contrar, non il monolingua in inglese che era l’unico permesso agli esami.

No.

Questo e’ un dizionario di vita, frutto della mia esperienza all’estero. Un dizionario che vuole approfondire meglio certe parole di uso comune in paesi diversi. Ci sono mille parole che ho usato in Italia, in Inghilterra e infine qui in Australia. E tutte assumono un significato diverso a seconda di dove siamo nel mondo. Ogni cultura da’ una sfumatura diversa al significato di alcune parole. Ma queste sfumature effettivamente non non scritte da nessuna parte!

Ho imparato che imparare una lingua straniera non vuol dire solo saper comunicare alla perfezione oralmente e per iscritto purtroppo…fosse cosi’ facile!

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